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La rinascita del gin: come il gin è passato da bottiglia di magazzino a fenomeno artigianale

Nel 2000 il mercato mondiale del gin era effettivamente tre marchi — Bombay Sapphire, Tanqueray, Beefeater — più una lunga coda di produttori più piccoli, per lo più radicati nella tradizione più che nell'innovazione. Venticinque anni dopo ci sono oltre 7.000 marchi di gin nel mondo, con distillerie artigianali in ogni continente. La trasformazione è stata chiamata "rinascita del gin" o "Ginaissance".

Il punto di partenza

L'immagine del gin all'inizio del secolo era fuori moda — clinica, genere identificato (associata a nonne e gin tonic su navi da crociera), poco creativa. La vodka era lo spirito chiaro dominante; il whisky cresceva; il gin sonnecchiava. I pochi nuovi gin degli anni '90 — Bombay Sapphire (1986), Tanqueray No. Ten (2000), Hendrick's (1999) — facevano intravedere il cambiamento.

Sipsmith e il rilancio londinese

Sipsmith è stata fondata nel 2009 a Chiswick, ovest di Londra — la prima nuova distilleria di gin a pot still in rame a Londra in quasi 200 anni. Ottenere la licenza ha richiesto due anni di lavoro legale per rovesciare un divieto di fatto della piccola distillazione nel Regno Unito dai Gin Acts del XVIII secolo. La licenza Sipsmith (rilasciata nel 2009) ha aperto la porta alle centinaia di distillerie artigianali di gin britanniche che sono seguite.

La rivoluzione botanica

Sipsmith e i suoi contemporanei britannici (Chase, Edinburgh Gin, Warner Edwards, The Botanist su Islay) lavoravano inizialmente nella tradizione London Dry. L'ondata "contemporanea" che è seguita ha spinto più in là — Hendrick's aveva introdotto rosa e cetriolo; Monkey 47 ha portato 47 botaniche della Foresta Nera; Four Pillars ha usato native australiane; Hernö è andato strettamente biologico; Roku usa tè giapponese, sakura e yuzu. La creatività botanica non si è fermata.

L'espansione globale

A metà degli anni 2010 la rinascita del gin non era più solo britannica. La scena artigianale americana è decollata (St George, Spring 44, FEW, Greenhook Ginsmiths); la Spagna è diventata il più grande mercato pro capite; i distillatori tedeschi della Foresta Nera hanno ridefinito il segmento premium; i gin australiani, giapponesi, sudafricani e indiani hanno costruito reputazioni internazionali.

L'effetto barman

La rinascita dei cocktail degli anni 2000-2010 — guidata da locali come Milk & Honey, Pegu Club, Death & Co — ha ristabilito il cocktail come standard veicolo adulto degli spirits, e i classici sono fortemente incentrati sul gin (Martini, Negroni, Aviation, White Lady, Tom Collins, French 75). I barman hanno guidato la domanda di nuovi gin e la varietà ha stimolato la sperimentazione delle distillerie.

Il picco e il plateau

Entro il 2020 il mercato del gin nel Regno Unito era cresciuto così tanto che i piccoli produttori artigianali faticavano a trovare spazio negli scaffali; alcuni marchi si sono consolidati, alcuni hanno chiuso. La rinascita è ora in una fase di stabilità piuttosto che di crescita esponenziale — ma la categoria è trasformata in modo permanente.

Dalla lettura alla pianificazione

Le distillerie di gin moderne sono ovunque — la mappa interattiva mostra la distribuzione globale. Il Regno Unito domina ancora per numero, con la Scozia (dove gran parte del gin su larga scala è effettivamente prodotto) e Londra (dove hanno sede la maggior parte dei marchi artigianali premium) come centri. Spagna, Germania, USA, Australia e Giappone sono gli altri grandi poli.